22/04/2020

Franco Lorenzoni – La lettura come luogo di creazione della comunità

Franco Lorenzoni

Palazzo delle Esposizioni
Adulti

La frase che secondo me illustra meglio il principale compito della scuola l’ha detta una mattina Marianna, in 5° elementare, quando ha affermato: “Raffaello i filosofi li ha fatti veri per metà, noi per l’altra metà”. Erano tre mesi che eravamo immersi ne “La scuola di Atene” di Raffello, ogni bambino aveva scelto uno scienziato o filosofo di quello straordinario affresco e l’aveva ridisegnato. Aveva immaginato chi potesse essere e gli aveva scritto lettere e ricevuto risposte, intessendo con lui un dialogo a distanza. Il viaggio in quell’affresco ci aveva così tanto preso che, alla fine dell’anno, abbiamo deciso di mettere in scena frammenti di quelle conversazioni, esperimenti come il calcolo della lunghezza del meridiano terrestre suggeritaci da Eratostene, dilemmi come quello suscitato dalla scoperta della radice di 2, un numero pazzo, irrazionale, che scopre l’infinito dentro a ogni quadrato, calcolato nella scuola di Pitagora. 

Ciò che più mi colpì della frase di Marianna era la chiarezza con cui aveva nominato l’elemento chiave di ogni processo di apprendimento. Se tu non trovi il modo di fare tuo un quadro, un libro, un argomento di storia o un teorema, se non lo ripensi e lo riscrivi dandogli vita a modo tuo, con parole e sentimenti e ragionamenti che non possono essere che tuoi, quell’oggetto culturale rimarrà distante, inerte, morto. I più veloci impareranno a memoria quattro parole che lo definiscono e magari sapranno anche rispondere a una verifica e far felice l’insegnante, ma presto lo dimenticheranno. 

Ciò che più conta nella lettura e nel processo educativo sta nella qualità dell’incontro culturale e, dunque, nella lunga manovra di avvicinamento che con pazienza, preparazione e convinzione noi docenti dobbiamo proporre per permettere a tutti di costruire una relazione viva con testi, pensieri e manufatti del passato. Aldo Capitini, grande educatore pacifista perugino, sosteneva che tutti è una parola sacra. Tutti è la sfida con cui ci confrontiamo ogni mattina, quando proviamo a non dimenticare l’articolo 3 della Costituzione che parte dalla “pari dignità” da garantire a ciascuno, passa per una difficilissima “rimozione degli ostacoli” e individua l’orizzonte utopico e al tempo stesso necessario del “pieno sviluppo della persona umana”.

Se ci diamo il tempo di ascoltare cosa ciascuno di noi ha trovato nelle pagine di un romanzo come ad esempio ci è capitato di fare con “Le streghe” di Roald Dahl, ci accorgiamo che ogni bambina o bambino ha scoperto cose diverse in quel libro. Condividendole, ciascuno sta, al tempo stesso, raccontando Le streghe e raccontando di sé, delle proprie emozioni e paure, del proprio modo di guardare il mondo. Ci accorgiamo così che entrare nella letteratura e conoscere noi stessi non sono processi separati, ma azioni che si nutrono vicendevolmente. E questo vale anche se si vuole entrare in un dipinto, in un teorema matematico o nel mondo dei lombrichi a cui Darwin dedicò gli ultimi anni di vita, perché la cultura è relazione o non è.  

Ma perché bambine e bambini si accorgano della ricchezza dei percorsi di conoscenza e ne accettino l’inevitabile fatica, devono incontrare un ascolto attivo da parte di adulti curiosi capaci di dare dignità alle loro parole e prestar loro attenzione, non solo per controllare se ripetono bene quel che gli è stato detto. Adulti che abbiano la pazienza di avvicinarsi con cautela e attenzione sincera ai mille modi in cui si esprime l’immaginario infantile quando incontra la letteratura, le scienze, la storia e tenta di dare forma al mondo.

Oggi le nostre scuole sono popolate di straordinarie differenze sociali, linguistiche, culturali. “Diversità è ricchezza” è una bella frase, ma rischia di essere retorica. Diversità è anche fatica, spiazzamento, timori e pregiudizi da superare, ostacoli da rimuovere con impegno e pazienza. Per far sì che la diversità non generi discriminazione c’è un enorme lavoro da fare e le narrazioni, i libri, la condivisione delle letture possono essere di grande aiuto. Personalmente impiego mesi, talvolta anni, a costruire quell’ascolto reciproco che ci porta al mattino, entrando in classe, ad essere curiosi di sapere cosa pensano di un racconto o di un libro letto a casa Manuel o Nisrin, Maia o Peter. E’ quando tutti si è curiosi del parere di ciascuno che sento che tra noi si sta creando una comunità, che vive quanto più si sviluppa lo stupore reciproco e il desiderio di conoscere cosa pensa l’altro di diverso da me, sopra a ogni cosa. Comunità, sia pur provvisoria, dove concretamente ci accorgiamo, giorno dopo giorno, quanto il crescere insieme ci nutra.

La scuola deve essere un po’ meglio della società che ci circonda, se no cosa ci sta a fare?

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